MACIBOMBO

TUTTINSIEME ODV

Padre Claudio ci ha lasciati.

Il nostro amato fratello, zio, cugino, padre spirituale, amico fraterno, e' tornato alla Casa del Padre.
Il 19 giugno, alle 23.25, dopo una lunga degenza e dopo aver lottato con tutta la sua grinta, ha dovuto cedere le armi.
In questo momento tutti noi ci sentiamo un po' piu' soli.
Il nostro "Ippopotamo dello Zambesi" ha fatto della sua vita un servizio costante ai piu' deboli, a chi non ha voce, ai piu' soli.
Con il suo esempio era come un faro per tutti coloro che lo conoscevano; la sua grande forza interiore, la continua lotta contro le ingiustizie sono dimostrazioni concrete della dedizione al prossimo che ha caratterizzato tutta la sua vita. Era instancabile nel suo lavoro, non si fermava mai e con la sua voce carismatica ci metteva davanti alle verita' della fragilita' umana, e colpiva sempre nel profondo. Le sue prediche durante la messa lasciavano sempre il segno nei cuori di tutti, i dialoghi con lui facevano sempre riflettere, ci aprivano un mondo.
Era malato da tempo, i tanti anni di Africa lo avevano segnato profondamente nel fisico, ma lo spirito era forte.
Non dobbiamo essere tristi ma grati al Signore del Dono che ci ha fatto di camminare insieme a lui per una parte delle nostre vite.
Adesso abbiamo un compito, portare avanti la sua missione perche' tutto quello in cui credeva rimanga nei nostri cuori e segni il nostro cammino nella fede e nel servizio agli altri.
Con il suo esempio impariamo a camminare nel mondo con il sorriso sulle labbra e il cuore aperto e con una frase di Gesu' che Claudio amava particolarmente "La Verita' vi fara' liberi" Gv8,31-42

IN RICORDO DI PADRE CLAUDIO



Grazie Signore per la vita che mi hai dato.

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Lettera ai fratelli e ai parenti del 28 giugno 2007.

Carissimi Amici e fratelli tutti,
mi sembra che sia un bel po' di tempo che non vi mando mie lettere.
Oggi pero' lo devo fare, infatti domani 29 giugno 2007 sara' l'anniversario della mia ordinazione sacerdotale che si e' realizzata nel 29 giugno 1964. Ho dovuto prendere una calcolatrice per essere veramente sicuro che son passati ben 43 anni da allora. Non credo fossi ben cosciente di tutto quello che successe allora, l'unica cosa che mi ricordo bene e' un senso di pace e di fiducia nel Signore che provai quel giorno, steso nella chiesa di San Lorenzo di Genova, mentre si cantava l'invocazione allo Spirito Santo prima dell'ordinazione sacerdotale assieme ai mie compagni. Sapevo che poco tempo dopo, sarei partito per entrare nei Missionari Comboniani. Da li e' cominciato un lungo cammino in cui veramente mi sono sentito accompagnato dallo Spirito Santo del Signore Gesu'. Grazie a Lui ho sempre vibrato per la giustizia e la verita', ho sempre sentito una grande voglia di fare qualcosa per lottare contro le ingiustizie. Il mio cuore ha sempre sentito il desiderio di dare la liberta' e la dignita' a chi non l'avesse. Nonostante queste belle idee e questi bellissimi sentimenti devo pero' dire che guardandomi indietro mi sento pieno di debolezze e di miserie. In particolare mi rendo conto che se sono arrivato fino ad oggi con entusiasmo, nonostante la stanchezza psicologica che indubbiamente ho, lo devo proprio alla grazia del Signore ed alla sua bonta' che ho sperimentato con mano. Almeno 4 volte il Signore mi ha risparmiato miracolosamente la vita. Quindi da molto tempo, sono ben cosciente che posso morire da un momento all'altro. Ma questo, grazie a Dio non mi fa paura perche' confido nella misericordia del Signore Gesu' e alla bont' della nostra Madre Maria. Sono grato sopra ogni dire al Signore perche' ho visto che mi ha sempre trattato con i guanti e, nonostante i momenti difficili, mi ha trattato benissimo su questa terra:
* Mi ha dato una famiglia eccezionale, mi ha fatto nascere senza frontiere e senza patria, in modo che riuscissi a superare con piu' facilita' le barriere che il mondo ha costruito tra i popoli. Solo Dio sa quanto dovrei ringraziare prima di tutto i mie genitori che hanno saputo amarsi nonostante le differenze di cultura e di mentalita'. In particolare vorrei dirlo qui bello e forte. Devo ringraziare i miei genitori per il grande senso di onesta' e sincerita' che mi hanno sempre infuso ed insegnato insieme all'amore e la compassione per i piu' poveri. Quante volte mia madre mi ha raccontato delle difficolta' e della fame passata durante la prima guerra mondiale nel campo di rifugiati in Austria mi ha detto: "figliolo quando vedi un pezzo di pane per terra raccoglilo e bacialo perche' non sai cos'e' la fame." E mi raccontava quando la nonna prendeva un uovo sodo e lo divideva in pezzettini per darlo a tutti i figli piu' piccoli, perche' non c'era altro da mangiare. Non finiro' mai di ringraziare i miei genitori per la fede che mi hanno trasmesso. Ogni sera si pregava il rosario, anche se noi figli ci si addormentava con la testa tra le braccia. Ma di questo devo ringraziare soprattutto i miei nonni materni, in Tolmino (Slovenia) con cui ho vissuto durante la guerra mondiale. Ogni sera un bel rosario con tutti i loro dodici figli attorno la tavola e noi nipotini sulle ginocchia di qualche zia, o addormentati bofonchiando la Santa Maria in Sloveno. E' proprio vero che il bambino impara guardando gli adulti e, anche se ha solo tre anni guarda, osserva e ricorda tutto.
* Grazie ai miei fratelli e ai miei cognati e nipoti per tutto quello che hanno fatto per me in tutti questi anni di lontananza in Africa. Il loro ricordo e la loro costante preoccupazione mi ha dato forza nei momenti difficili, perche' ero sicuro che qualcuno pensava a me e mi avrebbe aiutato se ce ne fosse stato bisogno
* Grazie a tutti i sacerdoti che nei lunghi anni di formazione mi hanno generosamente accompagnato ed educato, grazie tantissime ai miei compagni di sacerdozio che mi hanno accolto in Seminario facendomi sentire a casa anche se ero straniero. Grazie al Cardinal Siri che mi ha ordinato e che mi ha lasciato partire subito per le Missioni.
* Grazie ai miei compagni di Missione in Africa, i Missionari Comboniani assieme abbiamo passato duri anni di guerra e bei tempi di pace, ma abbiamo visto morire gente di fame, di incidenti, di imboscate, di malattie, di AIDS, abbiamo sofferto e gioito con loro e saputo apprezzare la bonta' e il loro coraggio assieme alla loro fede in Dio. Questi confratelli hanno saputo affrontare con coraggio e rischio della vita situazioni incredibili e di cui non ne parlano mai. Ma li voglio ringraziare perche' la loro dedizione e la loro fede hanno spronato anche a me a fare del mio meglio.
* Grazie infine a tutti i miei amici quelli piu' vicini e a quelli piu' lontani. Vorrei chiedere scusa a quelli che, con il mio carattere mezzo siciliano, posso aver offeso e mancato di rispetto, ma vi posso assicurare che siete stati tutti meravigliosi. E' certamente molto, ma molto di piu' il bene che io ho visto tra di voi e realizzato da voi, del male che eventualmente ci possa essere stato.
* Grazie finalmente a due categorie di persone: ai giovani perche' mi hanno sempre spronato a fare del mio meglio ed a vivere la mia vita con entusiasmo per poter sempre dire loro che la vita vale la pena essere vissuta. La seconda categoria a cui devo dare profondamente grazie sono i bambini, specialmente quelli africani perche' sono la piu' bella cosa che Dio ha fatto, non solo, ma che i bambini del mondo e di tutti i colori sono perfettamente uguali. Alle stesse condizioni cercano le stesse cose ed agiscono alla stessa maniera, quindi la responsabilita' delle differenze e' degli adulti. I bambini africani poi hanno un profondo senso dell'umorismo ed un incredibile voglia di vivere! Una Volta mi e' morto un bambino di 3 anni tra le braccia colpito da una malaria fulminante. E' stato terribile. Ma il sapere che tutti ritorniamo al Padre Celeste che ci aspetta, ha dato a me ed alla madre la speranza per il futuro.
* Vorrei pregare per i bambini affinche' gli adulti la smettano di dare loro sofferenze con le varie guerre, odi, divisioni, morti, divorzi, violenze varie ecc. e so che solo Dio puo' fare il miracolo, vista la stupidita' umana.
* Vorrei infine finire con un profondo senso di gratitudine a tutti voi amici e parenti perche' se sono riuscito a fare qualcosa lo debbo al Signore ed a Voi. Sappiamo che la vita e' di passaggio, ma vale la pena di essere vissuta con piena intensita'. Io la rivivrei e sento oggi una grande serenita' nel cuore perche' il Signore mi e' vicino.
* A tutti chiedo scusa di non essere all'altezza del mio essere Sacerdote, sinceramente ci sto provando anche se ogni tanto manderei qualcuno in Patagonia a rifarsi il trucco!!! Vorrei essere veramente un Testimone del Vangelo per gli altri. Pregate per me. Vi sono vicino a tutti e come Sacerdote vi saluto e Benedico nel nome del Signore Gesu'.

Vostro aff.mo P. Claudio Crimi
Ippopotamo in trasferta


CHI SIAMO

La nostra associazione è nata a Genova Sestri Ponente come ONLUS il 16 Giugno 2005, dall'evoluzione di un gruppo denominato TUTTINSIEME, trasformatosi in: MACIBOMBO - TUTTINSIEME ONLUS unendo l'attività del Gruppo Amici di Padre Claudio CRIMI di Busto Arsizio (Va) e di altri piccoli gruppi sparsi a Milano e in Toscana. L'associazione, d'ispirazione cristiana, si forma intorno alla figura di Padre Claudio Crimi, Missionario Comboniano, che opera in MOZAMBICO, collaborando con lui, finanziandone i progetti, sostenendo lo sviluppo e la crescita di quelle popolazioni e creando così le condizioni per un'autonoma emancipazione. La globalizzazione delle informazioni e la diffusione su scala mondiale della tecnologia ha fatto si che anche il Mozambico, che nel 1992 uscì provato ed impoverito da una guerra fratricida, oggi possa godere di una notevole spinta verso lo sviluppo i cui benefici però sono circoscritti ad una piccola cerchia di famiglie. Il seme piantato in quel paese da Padre Claudio e da altri confratelli come lui, sta dando oggi i suoi frutti perché sempre più giovani sono consapevoli dell'importanza dell'istruzione, della salute, della dignità umana per costruirsi un futuro. MACIBOMBO si assume l'impegno di sostenere e finanziare progetti che consentono il conseguimento di questi obiettivi. L'Associazione è diventata ONLUS quasi dieci anni fa, ma opera ormai da qualche decennio inviando contributi a diversi Missionari ed Associazioni umanitarie in svariati paesi del mondo.


DOVE OPERIAMO: MOZAMBICO

All'interno dell'Africa, nella regione dell'antico Zimbabwe, era nato ne XII sec. il regno bantu di Monomotapa. Raggiunse la sua massima espansione nel XIV sec. iniziando poi una lenta disgregazione a causa del colonialismo inglese e portoghese nei primi del XIX sec.
Il suo territori arrivava fino alle rive dello Zambesi nell'attuale provincia di Tete in Mozambico.
Durante questi secoli le città lungo la costa del Mozambico divennero porti commerciali collegati al resto dell'Africa, all'India ed alla Cina trafficando in oro, pelli, avorio e schiavi.
La spedizione portoghese guidata da Vasco De Gama arriva nel 1498 sulle coste mozambicane e segna l'inizio della conquista e dell'espansione coloniale del Portogallo. Partito come avamposto commerciale attraverso il quale i portoghesi prosperarono con la tratta degli schiavi, l'occupazione coloniale del Mozambico si protrae fino al 25 Giugno 1975, giorno dell'Indipendenza, passando attraverso una guerra di Liberazione iniziata nel 1964. Il Mozambico indipendente visse poi una sanguinosa guerra civile che terminerà con la pace siglata tra il FRELIMO, partito al governo dalla indipendenza, e la RENAMO, suo antagonista, firmata a Roma nel 1992.

Situazione politico - economica attuale
Il Mozambico, paese economicamente emergente, è una Repubblica Socialista guidata dal FRELIMO, Partito al governo fin dalla indipendenza, ma che oggi non si presenta più granitico ed inattaccabile come un tempo perché, malgrado lo spauracchio della "pace a rischio", è stato fatto oggetto negli ultimi anni di diverse manifestazioni di dissenso popolare. Lo strapotere di cui fino ad oggi il FRELIMO ha goduto e le ingenti somme di denaro elargite al Mozambico dai paesi occidentali hanno, da una parte, arricchito la classe dirigente ma, dall'altra, impedito alla popolazione l'accesso concreto a questa fase di sviluppo. Il paese gode oggi di una crescita annua del 7 / 8 %. E' vero altresì che 20 anni di pace e di governo stabile hanno permesso di riattivare i servizi di base interrotti durante la guerra ( comunicazioni, strade, ponti, ferrovie ) ma scuola e sanità sono permanentemente carenti specialmente nei territori rurali in cui risiede il 62 % dei quasi 24 milioni di abitanti.
Il territorio ed il sottosuolo del Mozambico, ricchissimo di risorse, sono oggi oggetto di selvaggio ed incontrollato sfruttamento da parte delle multinazionali di tutto il mondo con la complicità della classe politica locale.
- Carbone, oro, uranio, grafite, pietre preziose sotto terra;
- gas naturale in quantità enorme nei giacimenti sottomarini al largo di una delle più belle ed intatte barriere coralline del pianeta;
- terre fertili espropriate alle famiglie locali e concesse in latifondo a prezzi ridicoli per coltivazioni intensive spesso di sementi OGM;
- foreste disboscate selvaggiamente e legname pregiato imbarcato alla volta della Cina;
tutto questo sotto gli occhi della popolazione che nulla può contro espropri indiscriminati e trasferimenti in massa coatti.
L'operazione è naturalmente esentasse per la gioia di investitori internazionali per i quali il Mozambico è diventato un paradiso fiscale.
Durante il 2014 però l'Eldorado mozambicano, costituito dalla riattivazione delle antiche miniere di carbone nella provincia di Tete, si è notevolmente ridimensionato per l'inadeguatezza delle strutture logistiche, strade e ferrovie mozambicane, inadatte a soddisfare il flusso delle merci per e dai porti costieri distanti circa un migliaio di Km dalle miniere. Questo ha fatto si che alcune imprese straniere lasciassero il territorio africano per altri mercati.

Situazione socio sanitaria
Da sempre il sostentamento della popolazione mozambicana è affidato all'agricoltura attraverso la coltivazione di piccoli appezzamenti che soddisfano le esigenze della famiglia.
La sopravvivenza di gran parte della popolazione rurale è a rischio perché obbligata a lasciare le terre destinate dal Governo a monoculture di biocombustibili o di soia per l'esportazione che impoveriscono il terreno con l'uso di diserbanti e pesticidi rendendolo definitivamente improduttivo.
Questi espropri hanno innescato anche in Mozambico l'inurbamento di queste popolazioni rurali verso le città provocando un sovraffollamento tale da mandare in crisi le già precarie ed insufficienti strutture soci sanitarie del paese.
Sebbene il Governo cerchi di raggiungere tutti i cittadini fornendo servizi come scuole e ambulatori diffusi un po' su gran parte del territorio, la qualità del servizio è carente e lacunoso anche per la scarsa preparazione degli addetti.
Le scuole sono straripanti e contano da 50 a 60 allievi per classe ed è evidente che questo comporta un insegnamento approssimativo e di qualità scadente.
La sanità, poi, raggiunge in certe zone livelli di servizio a dir poco drammatiche sia per le condizioni igieniche che per la scarsità di medicine e materiale sanitario.
A queste gravi mancanze, in tante zone del paese, sopperiscono le congregazioni religiose che con il sostegno economico di organizzazioni umanitarie e Onlus di paesi occidentali, finanziano progetti come scuole, pozzi, ospedali a favore della popolazione mozambicana.

TEAM DI MACIBOMBO


PRESIDENTE FRANCO CRIMI
Tel: 0106420100 E-mail: franco.crimi@macibombo.org

VICE PRESIDENTE GIANNETTO DAL POZZO
Tel: 3474182430 E-mail: dalpozzogiovanni@gmail.com

TESORIERE ALDO CRIMI
Tel: 0106514687 E-mail: aldo.crimi@macibombo.org

SEGRETARIO MASSIMO GARDINALI
Tel: 010653172 E-mail: gardinali.massimo@gmail.com

MEMBRO CONSIGLIO DIRETTIVO MARCO CANEPA
Tel: 0106984092 E-mail: canepamc@gmail.com

RESPONSABILE IN MOZAMBICO PAOLO CRIMI
E-mail: paolo@macibombo.it

I NOSTRI BILANCI


2019 – 2018 – 2017 – 2016 – 2015 – 2014 – 2013 – 2012 – 2011 – 2010

5X1000 DONATO DA VOI


L'associazione MACIBOMBO - TUTTINSIEME
Cod. Fisc. 95097180103
in data 7-8-2019 ha ricevuto dall'Agenzia delle Entrate
€ 31.727,87 sulla base delle scelte effettuate dai contribuenti nell'anno 2017.

Come sempre...
GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!!!!

DONAZIONI

L'IBAN DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE E'
INTESA SAN PAOLO FILIALE DI GENOVA
IT74X0306909606100000113185

EVENTI / NEWS

INTERVISTA A TELMA

TELMA

Tra le ragazze della casa famiglia Daniele Comboni vive Telma.
Da bambina una otite trascurata provocò la perforazione di entrambi i timpani creandole notevoli problemi di comprensione nei rapporti con gli altri, in particolare in ambito scolastico. Nel 2015 la dottoressa Elisabetta Vigliani si è offerta volontaria per andare a visitare i bambini dell’orfanato e ha constatato la situazione di Telma. Abbiamo così organizzato un viaggio di Telma in Italia, nel Giugno 2015, per eseguire una visita più accurata a Milano e programmare l’operazione chirurgica...
A Gennaio 2016 è stata eseguita l’operazione dal dottor Stefano Nosengo all’Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. Dopo circa un mese e mezzo di convalescenza è rientrata al suo paese per continuare gli studi. Alla conclusione dell’anno scolastico, a fine Novembre 2016, è ritornata in Italia per essere operata all’altro orecchio, operazione eseguita sempre dal dottor Nosengo a Pietra Ligure nel mese successivo.
Anche questa operazione è andata bene e a metà febbraio 2017 Telma è ritornata a Beira ed ora l’udito di Telma è migliorato molto. Ringraziamo ancora i nostri sostenitori che anche in questo caso hanno contribuito concretamente ad affrontare le spese, sia per i viaggi che per le operazioni chirurgiche.

ES.MA.BA.MA

L'associazione ESMABAMA dona all' HCB (Hospital Central de Beira) prodotti alimentari e giocattoli....
L'associazione ESMABAMA in Sofala ha donato ieri prodotti alimentari e giocattoli all'ospedale centrale di Beira (HCB). Un gesto che s’inquadra nell'ambito delle attività di beneficenza portate avanti da questa organizzazione che opera in tre aree: Salute, Educazione e Agrozootecnia in alcune comunità dei distretti (provincie) di Buzi, Chibabawa e Machanga.
Si tratta di 1000 Kg di riso, 20 casse di Lactogen (latte in polvere per lattanti) composte da 12 latte ognuna; 240 Kg di carne bovina, 100 kg di cavoli, fagioli e zucchero, 100 litri di olio di semi.
Si tratta di prodotti destinati esclusivamente alla pediatria della maggiore unita sanitaria della regione centrale del paese.
Una parte di questa donazione, come per esempio fagioli e cavoli, con cui l'associazione ESMABAMA vuole sostenere il miglioramento della dieta alimentare dei ventisei bambini ricoverati per denutrizione acuta o cronica, è frutto della produzione dell'associazione, raccolta dagli studenti convittori delle missioni dell'organizzazione in Barada e Estaquinha (Buzi), Mangunde (Chibabawa) e Machanga.
Il direttore dell'associazione Fabrizio Graglia dice che l'olio, il riso e i giocattoli sono costati poco più di 100.000,00 meticais. I fondi usati derivano dal saldo risultante dall'aumento dei tassi di cambio delle donazioni internazionali destinate all'implementazione di alcune attività nel 2016.
Graglia valuta che il totale della donazione superi i 200.000,00 meticais, spiega che l'iniziativa di offrire questo tipo di donazione all'ospedale e in particolare alla pediatria è nata da alcuni dipendenti e collaboratori che si sono commossi visitando parenti ricoverati con problemi di malnutrizione.
"Il nostro obiettivo è migliorare lo stato di salute dei bambini. Sappiamo che la realtà della povertà urbana è differente da quella rurale, nonostante il nostro lavoro sia nei distretti. Questo gesto è nato da alcuni nostri funzionari che hanno avuto parenti qui ricoverati, ci siamo sensibilizzati e preoccupati, abbiamo quindi ritenuto necessario aiutare anche perché alcuni pazienti sono stati trasferiti qui dai centri di salute dei distretti dove operiamo" Ha spiegato Graglia.
Dal suo canto il rappresentante del direttore del dipartimento di pediatria dell’HCB, Orlando Daniel, che ha ricevuto la donazione, ringrazia ed elogia il gesto, annunciando che sarà sua cura garantire che i prodotti siano inseriti nello "Stock" del reparto in modo da migliorare la nutrizione dei pazienti ricoverati.
"La maggior parte dei bambini ricoverati qui soffre di malnutrizione acuta, alcuni con sintomi di denutrizione cronica, ma principalmente acuta. Ringraziamo il gesto che è un aiuto importante. Ci sono bambini sopra i sei mesi che possono cominciare un’alimentazione artificiale da associare all'allattamento materno, con questa offerta possiamo aiutare il miglioramento della nutrizione" dice riassumendo Daniel.
Secondo uno studio dell'UNICEF in Mozambico più di due su cinque bambini sotto i cinque anni soffrono di denutrizione cronica, che è indice di una nutrizione inadeguata.
La denutrizione non è semplicemente il risultato dell'ingestione di pochi alimenti, ma una combinazione di fattori: insufficienza di proteine, mancanza di vitamine, infezioni e malattie frequenti, poche attenzioni ai cibi, servizi di salute non sempre adeguati, acqua e igiene impropri. (N.d.T. i Servizi di Salute sono gli ospedali e i centri medici che, insieme alle istituzioni, non sempre educano a una buona pratica alimentare e igienica, su come lavarsi le mani, lavare il cibo, o che non basti ad esempio una Fanta per alimentarsi).
La malnutrizione nell'infanzia ha inoltre ripercussioni permanenti nello sviluppo dei bambini; nel paese, circa il 45% dei decessi di bambini sotto i cinque anni è conseguenza della denutrizione. Un bambino malnutrito ha meno probabilità di aver un buon rendimento scolastico ed è più suscettibile a contrarre infezioni e soffrire di malattie croniche in età adulta.

PADRE ALDO MARCHESINI

Bologna, 14 maggio 2017 - Di sé dice: «Sono sacerdote, chirurgo e missionario». Vangelo, bisturi e Mozambico. Ogni parola trasuda di una normalità che di tale non ha proprio nulla. Non basta una Treccani per raccontare chi è e cosa ha fatto padre Aldo Marchesini... «Mi sentivo padre e medico: due o uno? Fu il cardinale Lercaro ad aiutarmi: devi fare il medico come fai il sacerdote ed essere medico come sei sacerdote. Io sono sacerdote: questa è la mia identità; pratico la medicina: è il mio modo di vivere il sacerdozio».
L'Africa. «Quando da seminarista mi chiesero di indicare tre preferenze per la mia destinazione, risposi: missione, missione, missione». E Mozambico fu da più di quattro decadi: «La mia vita è là, voglio restare là» al punto da essere designato, nel 2014, «cittadino onorario» . Una cerimonia molto pomposa che lui descrive con assoluta ironia, non vedendoci, peraltro, nulla di straordinario. Come, sempre nel 2014, la consegna al Palazzo di Vetro del World Population Award, destinato dall'Onu a chi si è distinto nel migliorare la salute della popolazione mondiale. Il discorso lo dedica ai poveri. «Mi sono commosso tre volte». Con i poveri, «è più facile perché, cita il Vangelo, "Padre hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli"». Con gli ultimi, «è tutto più semplice, si aprono, ti accolgono e tu ricevi».
Bolognese di via del Porto, classe 1941, Aldo, non ancora dehoniano, frequenta il liceo Righi e la chiesa della Madonna dei Poveri in via Nosadella. Dove arriva la chiamata. «Sentivo la vocazione: è un sentimento unico indescrivibile. Lì decisi che sarei stato prete in missione». Ma il suo cammino verso il Mozambico è ricco di deviazioni. Suo padre gli suggerisce l'università per un anno. «Scelsi medicina. Ma avrei dovuto rinunciarvi» per indossare la talare. Il Concilio Vaticano era lontano: non si poteva essere sacerdote e medico. I dehoniani chiedono la dispensa a papa Giovanni XXIII. E così padre Aldo riapre i libri. Teologia in Trentino; anatomia all'Alma Mater.
Il Mozambico è a portata di stetoscopio. Quasi. Tappa a Lisbona per la specializzazione in malattie tropicali (il Mozambico è ancora portoghese), corso per la lebbra ad Addis Abeba, ma prima l'Uganda. «Era la prima volta che uscivo dall'Italia da solo: lo Spirito Santo aiuta».
Erano gli anni '70 e la meta è Kalongo, l'ospedale fondato dal padre comboniano Giuseppe Ambrosoli che diventerà il suo grande mentore. Per il tavolo operatorio «ci vuole entusiasmo» quanto alla tecnica si studia e si applica. «Vieni in ospedale e impari ciò che è necessario, mi disse padre Ambrosoli».
Il primo intervento da solo, a Lira in Uganda, un ragazzo di 12 anni. «Mi sentii come san Paolo a Corinto: paura». Arriva "un angelo: Piero Corti", fondatore di un ospedale da 400 letti a Gulu. «Sentivo la difficoltà: dovevo studiare, ma i miei libri erano in viaggio. Dicembre fu un tormento». Bisturi e libri. «In quel mese diventai un uomo: per affrontare il peso della responsabilità, la paura occorre coraggio».
Mocuba, Songo e Tete: unico chirurgo tra gli ospedali mozambicani, fino a quello definitivo a Quelimane. Padre Aldo è un fiume. Si commuove. Ripensa ai malati. In Mozambico, forma medici di ogni nazionalità, mette a punto tecniche e avvia programmi sanitari. Nel 2003, lo choc. Scopre di essere sieropositivo, operando e assistendo donne partorienti sieropositive viene contagiato. «Rimasi pietrificato». Nella lettera ai Romani «Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore» trova la risposta.
Ma a quel punto avverte forte l'ingiustizia: da italiano ha accesso ai farmaci che lo avrebbero salvato; i mozambicani no, «morivano». Inaccettabile. In suo aiuto, arriva prima la Comunità di Sant'Egidio, poi l'onlus Pmo. «Apriamo un primo ambulatorio a Quelimane per distribuire in modo gratuito i farmaci salvavita». L'inizio. Ora, grazie all'intervento statale, in Mozambico quelle medicine «sono gratis per tutti».

VIOLENZA DONNE IN MOZAMBICO

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è il nuovo quadro strategico delle Nazioni Unite, ed è il frutto di un processo iniziato con la Conferenza Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20 del 2012.
L’Agenda determina gli impegni sullo sviluppo sostenibile che dovranno essere realizzati entro il 2030, e individua 17 obiettivi globali (gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, che sostituiscono gli Obiettivi di Sviluppo... del Millennio) e 169 traguardi. L’obiettivo 5 è dedicato all’uguaglianza di genere, e prevede sei traguardi, tra cui porre fine a ogni forma di discriminazione e di violenza nei confronti delle donne.
I progressi compiuti nel corso degli ultimi decenni, ad esempio la parità di genere nell’istruzione primaria in molti paesi in via di sviluppo, sono numerosi, ma in molte aree del pianeta permangono criticità su cui intervengono governi e società civile.
Il Mozambico è un buon esempio in questo senso. È uno dei paesi più poveri del pianeta, al 180esimo posto dell’Indice di Sviluppo Umano. Analfabetismo, denutrizione cronica, alta mortalità materna e infantile, bassa produttività agricola sono alla base della povertà del paese, a cui si aggiunge la violenza di genere, che colpisce 1 donna su 3.
Per dare una risposta integrale a tutte le tipologie di violenza di genere, il governo ha adottato un meccanismo multisettoriale di assistenza alla donna vittima di abusi che riunisce in uno sforzo congiunto diversi ministeri. Le attività che vengono preparate e svolte nell’ambito di questo meccanismo multisettoriale sono molteplici. Per spiegare questo tipo di intervento e avere un quadro della situazione del paese Emanuele Lini, dell’organizzazione Médicos del Mundo, ha risposto alle domande di Mekané.
Prima di arrivare in Mozambico nel 2012 Emanuele ha lavorato nella cooperazione allo sviluppo in RASD (Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi), Honduras, Colombia, Angola. Dal 2015 è nello staff di Médicos del Mundo, un’organizzazione non governativa internazionale che lavora per rendere effettivo il diritto alla salute, specialmente per coloro che vivono in condizioni di povertà, di diseguaglianza di genere e di esclusione sociale o sono vittime di crisi umanitarie.
In Mozambico Médicos del Mundo è presente dal 2000, ed è attiva oggi a Matola (provincia della capitale Maputo). Emanuele si occupa del coordinamento dell’ufficio di Matola e segue tutto il ciclo dei progetti dell’organizzazione, dalla valutazione ex-ante, passando per il disegno del progetto, alla sua implementazione, al monitoraggio, alla rendicontazione e alla chiusura.
Intervista a Emanuele Lini
Emanuele, cosa fa Médicos del Mundo in Mozambico?
Médicos del Mundo lavora a Matola nel campo della prevenzione e del trattamento della violenza di genere, in collaborazione con tutti i settori coinvolti nel Meccanismo Multisettoriale di Assistenza alla Donna Vittima di Violenza, ma anche in conformità con il Piano Nazionale di Prevenzione e Lotta alla Violenza contro le Donne. Nel prossimo futuro lavoreremo anche nel campo della salute comunitaria per facilitare il processo di elaborazione e follow-up del budget partecipativo del Comune di Matola insieme alla popolazione locale e ai tecnici del comune. Nella provincia di Cabo Delgado (dove abbiamo lavorato fino al 2015) si sta in questo momento identificando un intervento nell’area della denutrizione cronica. Le associazioni e le autorità locali sono il fulcro delle nostre attività, senza di loro molte attività non potrebbero essere sviluppate. A livello distrettuale e provinciale, è assolutamente importante il loro appoggio per la buona riuscita del progetto.
Ci racconti il progetto su cui stai lavorando?
L’obiettivo del progetto è implementare a livello locale il meccanismo multisettoriale di assistenza alle donne vittime di violenza. Nella pratica, insieme al governo e ad alcune organizzazioni della società civile mozambicana, abbiamo contribuito alla costruzione e all’equipaggiamento di un centro di assistenza integrale (CAI – Centro de Atenção Integral às Víctimas de Violência Baseada no Género) per le vittime di violenza nel distretto di Matola, alla formazione del personale del centro e del gruppo multisettoriale provinciale per la prevenzione e la lotta contro la violenza di genere, così come degli attivisti che si occupano di divulgare il nuovo servizio alla popolazione del distretto.
In questo momento il CAI è dotato di una piattaforma per la recezione di SMS gratis inviati dalle donne in situazione di violenza e sono stati formati 38 punti focali in uno dei tre posti amministrativi del Centro per prestare il primo soccorso alle vittime che si mettono in contatto con il Centro, ma che non possono raggiungerlo immediatamente. Di questi punti focali fanno parte anche uomini formati nell’approccio alle nuove mascolinità che avranno il compito di gestire anche gli aggressori (così come le potenziali vittime) di sesso maschile.
Oltre all’assistenza e all’accompagnamento delle vittime di violenza di genere, alla prevenzione della violenza di genere e al rafforzamento del meccanismo multisettoriale, stiamo anche lavorando con le scuole e i centri di salute vicini per migliorare la salute sessuale e riproduttiva degli adolescenti. I beneficiari sono principalmente le donne in età fertile, ma anche le bambine e i bambini. Gli uomini, anche se nettamente in minor parte, sono anche loro potenziali beneficiari dei nostri progetti nel caso in cui abbiano subito violenza domestica.
Hai accennato al CAI e al suo ruolo all’interno del progetto. Ce ne puoi parlare meglio?
L’INGRESSO DEL CAI
Il CAI nasce nel 2014. Si tratta di un nuovo approccio nell’assistenza delle vittime di violenza, che il governo mozambicano sta implementando sulla base delle esperienze dei paesi limitrofi di quelli che sono chiamati one-stop center. Si punta a ridurre le denunce e l’abbandono dei processi di denuncia, riunendo sotto un unico tetto tecnici dei vari ministeri che trattano il fenomeno della violenza, Nel CAI si possono trovare una poliziotta, un’avvocata dell’istituto di patrocinio dell’assistenza giuridica, un’assistente sociale, uno psicologo e personale medico. Attraverso un metodo di registro unico, si evitano anche il processo di re-vittimizzazione delle vittime e la duplicazione dei loro dati. La vittima di violenza che arriva al Centro non deve quindi più andare da un posto all’altro per parlare degli abusi subiti, ma potrà ricevere l’assistenza in solo posto, senza dover passare per il trauma di raccontare la sua terribile esperienza varie volte.
Come sono coinvolte nelle attività le donne e le bambine? Quali sono le problematiche che affrontate?
Le donne, oltre a essere beneficiarie, partecipano a un gruppo di auto-aiuto che serve per superare il trauma della violenza attraverso la discussione con altre vittime e l’accompagnamento di uno psicologo. Le problematiche affrontate sono la violenza sessuale, la violenza fisica, la violenza patrimoniale (vedove sfrattate dalle proprie famiglie), la violenza sociale (mariti che impediscono alle mogli di andare a visitare un familiare), la violenza economica (mariti che si rifiutano di condividere lo stipendio o pagare la pensione ai figli dopo la separazione).
Stiamo progettando un percorso di inserimento nel mondo del lavoro per le donne, in modo che possano emanciparsi economicamente dai mariti. Con gli adolescenti stiamo lavorando nelle scuole attraverso i cosiddetti ‘angoli di consulenza’ dove gli alunni (formati nelle tematiche di salute scolastica) offrono consigli ai loro compagni e li indirizzano a enti preposti. Inoltre, si sta potenziando la capacità delle ragazze di parlare del proprio lavoro nei forum di livello provinciale e nazionale, per migliorare la loro autostima e la capacità assertiva, con l’obiettivo di diventare un esempio di comportamento positivo per le loro coetanee.
Quali sono gli ostacoli maggiori alla realizzazione del progetto?
Ci sono due tipi di ostacoli. Il primo è quello della cultura maschilista e patriarcale che è ben radicata in Mozambico e che stigmatizza ancora moltissimo le donne che denunciano la violenza subita. Questa cultura relega ancora molte donne alla dipendenza economica dai loro mariti, fattore che contribuisce alla rinuncia alla denuncia, per paura di perdere i propri mezzi di sussistenza. È molto difficile usare un approccio femminista al progetto, perché il proprio stato fondamentalmente non riconosce la necessità di mettere in discussione il patriarcato nella lotta alla violenza. È frequente sentire dalle donne lamentele sul fatto che occorra cominciare a prestare assistenza anche agli uomini vittime di violenza da parte delle proprie compagne, senza riflettere sulla vera origine di questi episodi (normalmente vessazioni di lui verso lei – non denunciate – e alle quali lei, finalmente risponde).
Il secondo maggiore ostacolo è istituzionale e ha a che vedere con l’ancora insufficiente coinvolgimento dei vari settori coinvolti nella lotta contro la violenza di genere e la scarsa allocazione di fondi a livello locale per il settore sociale. Nei distretti l’istituzione che si occupa dell’assistenza sociale è la stessa che risponde per l’area sanitaria, ma la vera attenzione è rivolta alla seconda e non alla prima. Il risultato di tutto ciò è una constante negligenza e subordinazione delle attività di assistenza sociale (come quella alle vittime di violenza) che mina alla base la sostenibilità di progetti, come il nostro, che investono molto nell’implementazione di questi centri.
Come vedono il loro futuro le donne e le bambine beneficiarie?
È ancora incerto. Le cose vanno migliorando a piccoli passi, ma sicuramente la loro situazione è cambiata da alcuni anni e adesso hanno al loro fianco leggi e organizzazioni che le difendono. Tuttavia la situazione e la sensazione di sicurezza sono certamente peggiori nelle zone rurali, dove le pressioni culturali della famiglia si fanno sentire molto di più e l’impunità degli aggressori è spesso assicurata da persone colluse e corrotte nei tribunali comunitari e nei commissariati di polizia locali.
E gli uomini? Come vengono coinvolti? Come reagiscono i mariti/i padri al coinvolgimento delle donne nel progetto?
Per ora gli uomini direttamente coinvolti sono i punti focali del progetto formati nell’approccio alle nuove mascolinità che, oltre a lavorare con le donne vittime di violenza, avranno il compito di gestire anche gli aggressori (così come le potenziali vittime) di sesso maschile. Abbiamo anche creato un gruppo di ascolto (auto-aiuto) per le donne vittime di violenza che sono passate per il CAI e per adesso l’attitudine dei mariti/compagni è positiva, nel senso che non ci sono state reazioni negative o violente da parte loro.
ATTIVITÀ TEATRALE
C’è qualche attività specifica che ti ha dato particolare soddisfazione?
Sì, il teatro comunitario. Il teatro è un modo di arrivare facilmente alla gente, perché non richiede un tempo e un’attenzione speciale e arriva direttamente alle persone. Tramite la rappresentazione teatrale è più facile trasmettere alle persone nuove consapevolezze, per esempio che la violenza di genere è un crimine pubblico che tutti possono denunciare, e non solo la vittima, e che esistono istituzioni a cui sporgere denuncia e ricevere l’assistenza necessaria. Anche grazie ad attività culturali come questa, gradualmente si fa strada la consapevolezza che la violenza sulle donne non può essere trattata come una cosa normale e che una società senza violenza è una società più sana.
(https://www.lenius.it/violenza-di-genere-in-mozambico/))

ATTACCHI ARMATI IN MOZAMBICO

Il nord del Mozambico, in particolare la regione di Cabo Delgado, è stato colpito da violenti attacchi armati dall’ottobre 2017 che, oltre alla morte anche per decapitazione di decine di persone, hanno paralizzato l’attività economica di questa zona che è tra le più ricche al mondo di riserve di gas naturale e dove operano alcune delle maggiori aziende petrolifere mondiali. Ne scrive il sito della radio Deutsche Welle in portoghese, riportando alcune interviste ad analisti mozambicani...

FERMARE LA TRASMISSIONE DELL'HIV DA MADRE A FIGLIO SI PUÒ

Maputo - Zero. Questo è il numero di neonati da madri HIV-positive che, nel 2018, ha contratto il virus per trasmissione verticale, registrato presso il Centro di Salute di Machava. Un risultato eccellente che è stato ottenuto grazie un'azione congiunta di Cooperazione italiana, UNICEF e Comunità di Sant'Egidio per l’implementazione di un progetto orientato al rafforzamento dei servizi di prevenzione della trasmissione verticale (madre-figlio) dell’infezione HIV e al trattamento del virus in età pediatrica in Mozambico. Sedi dell’iniziativa, realizzata grazie a un contributo di 1,5 milioni di euro, sono i centri di cura DREAM della Comunità di Sant’Egidio nelle province di Maputo, Gaza e Sofala...

CICLONE 13 MARZO 2019

Come certamente saprete il Mozambico, particolarmente la città di Beira, è stato colpito da un ciclone di potenza veramente fuori dell'ordinario. Paolo vive proprio nella città che ha vissuto in pieno l'uragano con la sua forza distruttiva. La situazione è tragica, si parla di mesi per ripristinare la corrente elettrica, da prime stime sembra che il 90% delle abitazioni abbia avuto seri danni e sia inagibile. Potete ascoltare la prima sua comunicazione che illustra la situazione.

Mozambico, le violenze nel nord del paese e le implicazioni per il SudAfrica

Una crescente insurrezione nelle zone settentrionali del Mozambico ha attirato l’attenzione di analisti e osservatori di conflitti in tutto il mondo. C’è ora anche la possibilità che la Forza di difesa nazionale sudafricana possa essere coinvolta nella provincia più settentrionale di Cabo Delgado, con l’obiettivo di porre fine alle violenze mortali e alla serie di atrocità, rapimenti e distruzione di infrastrutture.
Se il governo sudafricano decidesse di inviare i suoi militari, l’obiettivo principale sarebbe quello di concentrarsi sulle attività violente di un gruppo islamico estremista e militante, Ahlu Sunnah Wal Jammah. È anche conosciuto localmente come Al Shabaab, anche se non ha legami con l’omonimo movimento somalo. Il gruppo mira a fondare le proprie moschee e madrasse per favorire la diffusione del suo dogma radicale.
Ahlu Sunnah Wal Jammah ha iniziato come setta religiosa che si è trasformata in un gruppo di guerriglieri. Inizialmente il suo obiettivo era quello di imporre la Sharia (legge islamica) a Cabo Delgado.... continua a leggere

Mozambico: dopo circa 30 anni, arriva il trattato di pace

Il presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, ha annunciato, venerdì 31 luglio, che il prossimo giovedì, 1 agosto, firmerà un accordo di pace che terminerà in maniera formale le ostilità con la formazione dell’opposizione, la Renamo, a circa 30 anni dalla fine della guerra civile.
La decisione di Nuysi di siglare, a circa 30 anni dalla fine della guerra civile, l’accordo di pace formale con i suoi ex antagonisti giunge in un momento particolare per il Mozambico, che nel mese di ottobre si recherà alle urne per le elezioni presidenziali, parlamentari e provinciali.
L’accordo che verrà siglato giovedì, inoltre, ha spiegato Nyusi, “segnerà anche la fine degli scontri tra le forze armate del Paese e il gruppo armato del partito di opposizione”. Nonostante la fine della guerra civile, infatti, la sicurezza in Mozambico è tuttora minacciata dagli scontri tra le due forze armate e allo stesso tempo dall’insorgenza dello Stato Islamico nel Nord del Paese.
Stando alle dichiarazioni del presidente mozambicano, l’accordo verrà siglato insieme al leader della forza di opposizione, Ossufo Momade, in un luogo simbolico: la catena montuosa del Gorongosa, nell’area centrale del Paese, roccaforte della Renamo.
Da parte sua, Momade non ha commentato la vicenda. Il leader della Renamo, in carica dallo scorso anno, dopo la morte del leader storico, Afonso Shlakama, tuttavia, non gode di eccessiva popolarità tra i seguaci del partito di opposizione, specie tra quelli della branca militare. Alcuni combattenti hanno recentemente anche pubblicato un video di denuncia per Momade, in cui dichiaravano che non avrebbero deposto le armi fino a quando Momade sarebbe rimasto in carica.
L’obiettivo del governo di Maputo è da anni quello di disarmare i combattenti della Renamo e di reintegrarne alcuni nell’esercito o nella polizia di Stato... continua a leggere

PROGETTI

INIZIATIVE

IPPODANAIO

Padre Claudio Crimi è sempre vissuto in MOZAMBICO in Missioni vicine al fiume Zambesi.
Per l'indole scherzosa e per la sua stazza... Padre Claudio si è dato il soprannome di

"IPPOPOTAMO DELLO ZAMBESI"

Ad un amico di Genova che voleva trovare un modo per insegnare alla sua bimba come ricordarsi dei bambini meno fortunati che ci sono nel mondo ed a rinunciare a qualcosa per il prossimo, è nata l'idea di fare un salvadanaio.
Grazie ad un artigiano della ceramica di Firenze, ha preso forma il simpatico Ippopotamo Rosa cioè:

l'IPPODANAIO

e così il progetto di regalarlo ai bambini.
Dato che la rinuncia al superfluo non riguarda solo i più piccoli, alcuni Ippodanai hanno già trovato ospitalità in negozi ed uffici.
Fino al 31/12/2014 sono stati consegnati oltre 420 IPPODANAI e sono già stati raccolti quasi € 300.000,00.

Vuoi adottare anche tu un IPPODANAIO?

Telefona a:0106531726 o 3394797993
invia una e-mail a: gardinali.massimo@gmail.com
dando la tua adesione con i tuoi dati personali.
Ti contatteremo e poi Ti faremo avere, appena possibile, il Tuo IPPODANAIO NUMERATO.

QUALE sarà il tuo IMPEGNO?

Quando il tuo IPPODANAIO sarà pieno o, almeno una volta l'anno, dovrai versare il suo contenuto sul c/c di MACIBOMBO.
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Aspettiamo la Tua adesione a questa nostra iniziativa.
Abbiamo ancora una decina di esemplari disponibili.
E poi... solo se dovessimo raccogliere almeno 100 - 130 adesioni potremo rifare lo stampo per riprodurre altri Simpatici IPPODANAI ROSA...

TOVAGLIETTE

TOVAGLIETTE ALL'AMERICANA
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CLUB DEI 100

A sostegno dell'Orfanotrofio "CENTRO SAN JOSE' di TETE"

La nostra Associazione ha deciso di ADOTTARE, o meglio, di SOSTENERE l'intero Orfanotrofio poiché non abbiamo voluto fare le cosiddette "ADOZIONI A DISTANZA" di singoli bambini proprio per non creare discriminazioni tra Bambino Adottato e No....!
Nel 2005 avevamo così calcolato con Suor Freitas, che dirigeva l'orfanotrofio, che con 15.000 € all'anno avremmo garantito il mantenimento (abbigliamento, viveri, medicinali, materiale scolastico, ecc.) di tutti gli orfani, salvo imprevisti e/o spese extra.

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